giovedì, 29 dicembre 2005

... che ogni tanto è opportuno fermarsi a riflettere sulle reali priorità della vita, sui fatti che segnano veramente quella nostra e quella degli altri. Occorrerebbe fare un bel respiro e - talvolta- riconoscere francamente che l'essere umano può risultare davvero stupido.

Qualche giorno fa ho letto un articolo che recitava: "Guerra mediatica tra Al Bano e la Lecciso. Tu da che parte stai?" Tornano, allora, alla mente la grande sofferenza dei partecipanti a "L'isola dei famosi", il sospetto che alimenta le lente notti de "La Talpa", la quotidianità che finisce per tediare  quelli de "Il Grande Fratello" e lo stress che gli attenti spettatori ne ricavano. Al Bano dichiara: "Se avessi saputo delle velleità artistiche di mia moglie non l'avrei sposata: mi sento come colui che acquista un biglietto aereo per Parigi e si ritrova a Bagdad in piena guerra". Simpatica affermazione, almeno lui ha pensato ad una guerra in corso. Kate Moss ha perso ingaggi miliardari perché sono uscite dalla tranquillità della sua privacy le foto di un festino durante il quale si prepara una dose dopo l'altra. Calissano, bell'esempio di maschio latino, viene ripreso mentre lascia la sua abitazione scortato dalla Polizia: è vivo per miracolo, non così una giovane ragazza che condivideva con lui un'eccitante nottata conviviale a base di droga. Lapo Elkann, durante la convalescenza, rispondeva alle domande che gli venivano poste per saggiarne la lucidità, nelle tre lingue da lui conosciute (dalle quali sono esclusi i congiuntivi italiani). Dichiarava di essere consapevole di aver compiuto una leggerezza quando ha organizzato uno scambio culturale con tre travestiti e tra la cocaina oggetto di studio ha rinvenuto una dose di eroina che uno spacciatore distratto aveva ceduto inavvertitamente.

So cosa state pensando. Fatte queste premesse è molto facile lanciarsi in uno sproloquio di retorica. Ebbene, può darsi che trattasi effettivamente di retorica, ma facciamone un po' ugualmente.

In diverse parti del mondo si sono susseguiti eventi catastrofici che hanno strappato alla vita migliaia di persone: tra Tsunami e Wilma che si aggirava sulle coste statunitensi, le notizie che ci hanno raggiunto sono agghiaccianti. Il sisma in Pakistan dello scorso 8 ottobre ha provocato 47.000 morti, 67.000 feriti, 3 milioni di persone sono rimaste senza un tetto sopra la testa. Fin qui la natura matrigna.

Le azioni umane sono anche peggio: in Etiopia ogni anno circa 20.000 adolescenti vengono venduti per 1 o 2 euro da famiglie poverissime che si illudono possano essere avviati al lavoro, mentre finiscono nella prostituzione o sono ridotti in schiavitù. Quando Saddam Hussein è finito finalmente davanti ad un giudice, le telecamere hanno trasmesso queste parole: "Chi sei tu? Non riconosco alcuna autorità a questo tribunale. Sono il Presidente e tu lo sai, quindi non declino la mie generalità". Il magistrato si è ostinato per tutto il tempo a dargli del "lei". I suoi connazionali commentano: "Neanche la sua morte potrà vendicare le immani sofferenze che ci ha inflitto". Per restare in Italia: ogni 2 ore una persona si infetta con il virus dell'HIV. E già, nonostante non se ne parli più quel maledetto è sempre in giro a far danni. Sono sempre più frequenti i drammi che si sviluppano all'interno delle mura domestiche: figli che uccidono i genitori per avere maggiori disponibilità economiche, ragazzi che si tolgono la vita per futili motivi, madri che uccidono o abbandonano neonati perché sono in condizioni di non potersene occupare ed ignorano che possono partorire presso ogni ospedale - con tutta l'assistenza del caso - e non riconoscere il proprio figlio che sarà accudito dalle Istituzioni pubbliche.

Poi, come un improvviso schiaffo in pieno volto, tornano alla mente i festini a base di droga dei VIP; i giornali titolano: "Terrore nel mondo dello spettacolo: chi sarà il prossimo?"

E sento che lo stesso tremore sta pervadendo anche le mie ginocchia. Ah, no, scusate: trattasi di latte.

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categoria:attualità
sabato, 24 dicembre 2005

... a Cesare. Non il grande imperatore romano, ma Cesare - o meglio - César, come l'ho sempre chiamato io, alla francese.

E' il padre di mio marito. Ha vissuto una vita in punta di piedi. Al primo posto nella sua testa c'è sempre stato il pensiero di non dare fastidio, a nessuno. L'ho sovente sentito affermare che la sua vita era compromessa in modo irreversibile, perché era nato il giorno 17 e ciò per lui costituiva un segno innegabile che sarebbe stato sempre sfortunato. Ne abbiamo riso tante volte.

Credo faccia parte di un ristrettissimo numero di Italiani, quelli cioé, che vanno a pagare le tasse lo stesso giorno che ricevono l'avviso, non aspettano che si approssimi la scadenza e per loro è inconcepibile andarci l'ultimo giorno. Se i servizi pubblici non funzionano, la sanità viene sempre più citata come malasanità, i vicini sono invadenti o maleducati, per César è un fatto momentaneo, non voluto, accidentale, accaduto senza alcuna cattiveria o volontà di fare male. Qualunque attività possa coinvolgere un'altra persona va sbrigata al più presto, facendo ben attenzione a che gli interessi dell'altro siano ampiamente garantiti, non importa se a discapito dei suoi.

Dalle mie parti si chiamano "spartenze". Si tratta della suddivisione dei vari beni che un genitore fa in favore dei figli quando si approssima la fine o, addirittura, fanno direttamente i figli quando lui non c'è più. Non è stato così per César. "Scherziamo? I ragazzi devono costruirsi una loro vita, se quel poco che ho me lo tengo finché campo loro saranno costretti ad iniziare da niente, mentre voglio dar loro una base!" La "base" è costituita dal frutto di una vita di sacrifici immani. L'emigrazione - senza niente in tasca - prima di compiere i 20 anni in Francia. L'orgoglio di aver lavorato come un mulo: c'è una medaglia donatagli dal datore di lavoro che lo attesta! Un matrimonio d'amore con un'italiana, praticamente da soli all'altare. Anni ed anni di fatica, poi l'acquisto di una casa, finché il desiderio di tornare ha preso il sopravvento.

Forse tornare qui è stato ancor più duro della Francia. Ha dovuto ricominciare tutto daccapo, senza più la freschezza dei ventanni. E' stata la mia fortuna, l'unica volta che ha imposto la sua volontà, tornando in Patria, ha raddoppiato le sue fatiche e le sue amarezze. A me ha donato Patrick.

Oggi sta conducendo la più grande battaglia della sua vita, contro quel male di cui non si invoca neppure il nome, almeno noi non l'abbiamo mai fatto. Lui ce l'ha solo con se stesso e con le sigarette che per 40 anni hanno costituito un sollievo dalla stanchezza ed un premio per le lunghe giornate. E' convinto che quel vizio gli abbia danneggiato i polmoni, ma non immagina (oppure si?) che una oscura, terribile presenza si è introdotta nel suo petto. Ha bisogno dell'ossigeno perché non riesce più a respirare da solo.

Vedo una certa ironia nel disegno del Signore. Per un uomo che ha sempre prestato la massima attenzione a non arrecare alcun disturbo, sarebbe stato inaccettabile pensare di distoglierci dalla preparazione del Natale per stare appresso a lui. Sorrido amaramente, per una volta non gli è possibile scansarsi.

Ti voglio bene, César.

ore 17:00 (ancora il numero 17... forse avevi ragione tu)

A Dio, César.

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categoria:il mio quotidiano
venerdì, 23 dicembre 2005

... a Fazio, l'ex Governatore della Banca d'Italia.

Ho ripercorso con la mente le mie riflessioni su un personaggio che mi ha sempre ispirato ammirazione. Caspita! Come ciociari dobbiamo sentire l'orgoglio per un conterraneo che ce l'ha fatta! Ho sempre provato una gradevole sensazione al pensiero che abbia vissuto buona parte della sua vita qui nei paraggi. Si tratta di una sorta di familiarità data dall'ubicazione dei rispettivi natali. Certamente per chi- come noi - ha un'appartenenza geografica utilizzata per indicare persone di bassa cultura o umile estrazione sociale, avere uno dei nostri a capo della Banca d'Italia deve essere motivo d'orgoglio. Sfidando ogni più rosea previsione Antonio ha finito davvero col firmare i soldi, come ironizzavano i suoi concittadini.

Adesso è in difficoltà! Nei giorni scorsi sono stati pubblicati articoli e confezionati servizi televisivi in quantità industriali, anche se forse la maggior parte degli Italiani non ha compreso fino in fondo cosa diavolo avrebbe combinato il Governatore. Il diretto interessato ha stilato e comunicato la propria versione dei fatti che acclarerebbe l'intrigata vicenda. I mass media non hanno brillato per completezza e chiarezza. C'è stata una prima ondata di notizie sostanzialmente innocentiste, una seconda - più abbondante - di irreversibile colpevolezza. Io non credo che il pubblico abbia elementi per emettere un compiuto e corretto giudizio. Le opinioni e le impressioni personali sono sempre ammesse, in quanto discutibili, le sentenze definitive, se premature, no.

Mi è tornato allora in mente un giorno di diversi anni fa. Antonio Fazio era da poco alla guida della Banca d'Italia ed a me non era mai capitata l'occasione di vederlo, neanche attraverso i media. Mi trovavo a Roma con mio marito e stavamo passeggiando per via del Corso. Era una giornata pre-natalizia (come oggi), quindi la strada era abbastanza affollata. Ad un certo punto notai un gruppo di persone che si muoveva all'unisono, tenendo lo stesso passo ed evitando la gente sul marciapiede. Mio marito mi disse: "Quello è Fazio!" Entrambi lo fissammo in volto e continuammo a camminare a passo spedito verso questo gruppetto che ci veniva incontro. Cercavo di scrutare il viso di quel ciociaro che aveva suscitato in me tanta ammirazione, quando mi avvidi con la coda dell'occhio che una delle sue guardie del corpo, un tizio molto alto e robusto che camminava alla sua sinistra, ci aveva individuati. Stava decisamente fissando noi ed aveva assunto un certo atteggiamento di allarme. Ovviamente dal suo punto di vista potevamo essere due terroristi imbottiti di bombe con l'intenzione di saltare in aria insieme al suo protetto. La sua reazione professionale era quindi stata formalmente impeccabile: si era irrigidito, non ci mollava mai con lo sguardo, aveva la mano destra infilata nella giacca.

Ho imparato che ogni cosa può avere diversi significati e mi sono imposta di non assumere rigidamente ed a priori una posizione di giudizio sulle persone e sugli eventi senza aver prima avuto la possibilità di ponderare tutte le condizioni e le circostanze che possono influire sui fatti.

Magari si tratta proprio di due ciociari orgogliosi di incontrare un conterraneo.


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categoria:personaggi
giovedì, 22 dicembre 2005

 

... che ogni tanto gli eventi del nostro pianeta ci consentono un bel sospiro di autocompiacimento femminista.

 In Germania si è verificata una grande svolta. Per la prima volta nella storia di quel Paese il capo che lo guida e lo rappresenta è una donna: Angela Merkel. Nonostante il nome che potrebbe far pensare a qualcosa di celestiale, la signora Merkel deve essere una seconda "Lady di ferro" come lo era la Tatcher.

E si, perché quando una donna arriva a posti di tale responsabilità deve essere davvero forte. E’, infatti, indiscutibile che un’appartenente al gentil sesso che assurga a tali prestigiosi incarichi debba subire tutta una serie di giudizi in più e diversi da quelli che normalmente vengono espressi nei confronti di un leader maschio. Ovviamente un capo deve comandare. Comandare significa prendere delle decisioni, fare delle scelte, che spesso non sono popolari o che non possono mettere d’accordo tutti. E’ necessario intraprendere una via piuttosto che l’altra. La parte politica, sociale, che avremo scontentato si lancerà, così, nel succulento ed impietoso terreno della critica, della stilettata. Parlare in termini dispregiativi di un uomo politico comporta necessariamente una disamina negativa del suo operato. Dover criticare una donna politica offre, al contrario, tutta una serie di opportunità in più. Il vestito che indossa è fuori moda, il trucco è assolutamente volgare, il marito deve essere un perdente a lei sottomesso, i figli vivranno uno stato di semi-abbandono passando di baby-sitter in baby-sitter. L’importanza dell’aspetto esterno e le propensioni familiari sono, in un uomo, meno importanti e più celate. La sua privacy riesce quasi sempre a restare tale: il beato e tranquillo mondo degli affari suoi. Per una donna non è così. Dunque per non capitolare occorre stoffa di razza e tanta, tanta capacità di sopportazione.

I tedeschi hanno, così, la prima "Cancelliera". Il suo partito, l’Unione Cristiano Sociale (CDU), la parte conservatrice del Paese, ha la maggioranza dei seggi, quindi ha ottenuto la presidenza, ma l’altra parte, rappresentata dai Social-Democratici, non avendo riportato una netta sconfitta ed essendosi piazzata al secondo posto solo per una risicata differenza, ha contrattato per giungere alla cosiddetta "Grosse Koalition", quindi governeranno insieme: il partito della Cancelliera avrà 6 Ministeri, lo SPD – per bilanciare la perdita del posto che era di Schroeder – porta a casa ben 8 posti da Ministro.

E’ un po’ come se in Italia Berlusconi e Prodi si sedessero a tavolino per organizzare una gestione comune del Governo. Magari uno dei due ha più Dicasteri, ma l’altro piazza uno dei suoi a capo del tutto. I Teutonici hanno scelto una donna, e ciò ha avuto quasi più risonanza della importante decisione di stare tutti insieme appassionatamente.

Questo perché ci resta ancora difficile parlare di Capi di Stato al femminile. Sovente una donna di spessore riesce a far emergere il proprio valore solo dopo aver accettato un periodo di fama indiretta; è il caso di Hilary Clinton. Si è sempre parlato di lei in termini di stima: è un avvocato molto in gamba, ha gestito delle situazioni meglio e, spesso, in luogo del marito, ha sopportato grosse umiliazioni. In cambio di che? dicono i maligni. Ha accettato di essere derisa, ma la contropartita è stata la possibilità di restare in sella, accanto al marito. Adesso può volare da sola. E’ recentissima la notizia che è stata ammessa nel novero delle donne che si sono distinte nel mondo, che hanno contribuito al suo sviluppo.

Ma si tratta ancora di casi rarissimi, tanto che ne sto parlando in questa sede come di eccezioni alla regola. Ed è qui che a noi donne spunta un sadico sorrisetto sulla faccia: pensiamo alla mantide religiosa e ci sentiamo in un sol colpo vendicate di tutto: le umiliazioni, le sopraffazioni nel mondo del lavoro, la fatica doppia che dobbiamo affrontare per affermarci. Questo straordinario insetto è, infatti, cannibale e l’accoppiamento termina con l’uccisione del maschio. La femmina divora il partner ancor prima che la copula sia terminata, sembra che in questo modo l’accoppiamento sia più efficace. Inoltre, essa necessita di un gran quantitativo di energia per la deposizione delle uova e una parte è assicurata proprio da questa bella scorpacciata.

Che sia ora di iniziare a dare qualche morso?

 

 

 

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 08:41 | Permalink | commenti (4)
categoria:attualità

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