giovedì, 21 settembre 2006

MIO CUGINO IL FASCISTA - VINCENZO CIAMPI

... che anche questo romanzo è andato.

Ho appena ultimato l'opera prima di Vincenzo Ciampi (non so se vi è qualche parentela).

Chi frequenta questo blog sa che è lungo tempo che si trova sul mio comodino e ciò non deporrebbe a favore del testo, ma gli amici sanno anche che nell'ultimo periodo ho scritto pochissimo, quindi è evidente come il tempo disponibile fosse realmente poco ( a causa di un brutto affaraccio del quale forse parlerò in futuro).

Dunque, caro Vincenzo, la lunghezza del tempo a te dedicato non è riconducibile alla limitata fruibilità del tuo scritto o ad una sua latitante piacevolezza: è stata solo colpa mia.

Il romanzo parte un po' in sordina, in verità. Mi è sembrato che l'inizio fosse un po' lento, con qualche caduta di ritmo, ma posso assicurare che è un crescendo. La storia finisce col prendere il lettore per scaraventarlo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, tra Roma, Milano, la Svizzera, in un ping pong tra partigiani e simpatizzanti del fascio.

Il protagonista, Michele, ha anch'egli un avvio lento. All'inizio è un po' insicuro, quasi imbranato direi, e si muove in equilibri interpersonali come un elefante in una cristalleria. Gli fa da contraltare il cugino, Alessandro (Alex per gli amici del jet-set che frequenta abitualmente). Il primo, infatti, anche in una contesa di portata incommensurabile come quella tra fascisti e Resistenza, non ha deciso dove collocarsi e quasi non lo decide mai, lascia che siano gli eventi a portarlo verso quella che solo a posteriori riconoscerà come la retta via, contro i nazisti, per la Democrazia. Il secondo, invece, ha razionalmente scelto da quale parte della barricata stare (ovviamente quella sbagliata) ma non ne esce ammantato di negatività dalla penna dell'autore, perché è un passionale, sta sbagliando, ma ci crede in quelle idee, le persegue fino in fondo ed a prezzo di qualunque sacrificio, anche quando è chiaro pure a lui come la giustizia si trovi sulla strada che lui continua a non voler prendere.

Più ci si inoltra nelle pagine del romanzo più si percepisce l'ambientazione di quegli anni che all'inizio è abbastanza evanescente. I personaggi emergono dalla bidimensionalità del foglio di carta per mettere a nudo la loro forza o la loro debolezza interiore, soprattutto il protagonista risulta via via più prossimo al lettore per la propria umana fragilità, fino a coinvolgerlo fortemente nel proprio dramma e nella propria passione. Ho ritrovato tra le persone che si muovono nella storia la personificazione di importanti caratteristiche umane, la saggezza degli anni in Aristide, la sagacia dell'intelligenza in Anna, la bramosia dell'autoafferamzione sociale in Ines, la fanciullezza bruscamente interrotta in Michele, la matura consapevolezza di essersi sbagliati in Alex.

La storia appare abbastanza vera da far riflettere e trasporta piacevolmente in un'altra dimensione.

Un appunto all'editor: c'è qualche refuso che andava opportunamente evitato; in secondo luogo, capisco come Vincenzo fosse rapito dalla storia che prendeva forma sotto le proprie dita, mentre prima della pubblicazione qualcuno avrebbe dovuto accorgersi che non è chiaro come Alex fosse cugino di Michele, visto che in un primo passo "...Alex per tutti noi, era figlio del fratello di mia madre", mentre due pagine dopo" ...mia madre si sforzasse di supplire alla passività della sorella, atteggiandosi spesso a vice-mamma del nipote...".

Infine, parte del piacere mi è stato tolto dalla lettura in copertina del rinvenimento del cadavere di Alex. Trovo che rivelare a priori che fine faccia il coprotagonista non sia mai una buona idea, nè dal punto di vista commerciale, né, soprattutto, da quello narrativo.

Bravo Vincenzo, mi sembra davvero un ottimo inizio. 

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 13:39 | Permalink | commenti (6)
categoria:recensioni
lunedì, 04 settembre 2006

L'HO VOLUTO IO!

... che è proprio vero: il mondo è bello perché vario.

Per l'incarico avuto nell'Azienda centrale, mi sciroppo 110 chilometri due volte alla settimana per occuparmi della Gestione Liquidatoria delle ex UU.SS.LL.

Il primo giorno il capo mi ha mostrato la mia postazione dicendomi che non c'era attualmente possibilità di assegnarmi una stanza solo per me, quindi avrei dovuto dividere il mio spazio vitale con un'altra tizia che appartiene a tutt'altro settore.

Bene, troveremo una via per convivere.

Dopo un mese e mezzo mi azzardo a dire alla tizia che sono allergica alla polvere, pertanto gradirei che togliesse gli otto poster del sud tirolo (neanche tutti diversi) dalle pareti a me vicine, in quanto i manifesti, dopo essersi accartocciati verso l'alto diventano uno splendido trampolino di lancio per i granelli verso la mia pelle, così come le sei fotografie di bambini di cui ignoro l'appartenenza.

Allo scadere del secondo mese le rinnovo l'invito, confermando il tono di richiesta amichevole.

La settimana seguente trovo un nuovo poster del sud tirolo appiccicato al di sopra del mio monitor (quasi in fronte, me l'ha messo!) sormontato da un pesce in plastica azzurra.

"E questo che cos'è?" chiedo al mio ingresso.

"E' un termometro!" il tono denunciava chiaramente come stesse pensando "questa non capisce un cacchio...ma chi ce l'ha mandata qui?"

"E quest'altra?", insisto io che evidentemente non ho un'intelligenza pronta, indicando la candela che brucia allegramente sul mio mobile-archivio.

"E' per le zanzare!" adesso il tono stava inclinandosi verso la pietà.

Tutta la mia pazienza ed il tono amichevole se ne sono andati a farsi benedire e le ho intimato di togliere tutto al più presto. Dopo un'assenza di un paio d'ore trascorse in ricerche d'archivio in un altro ufficio, rientro nella mia stanza e trovo tutto come avevo lasciato, indi procedo alla rimozione dei poster che arrotolo ben bene e formo una pila con tutte le foto di bambini incorniciate che tappezzavano tutta la stanza, posando il tutto sulla sua scrivania.

"Chi ha tolto i quadri?" ...quadri? ha tuonato al suo ritorno.

"Li ho tolti io", ho risposto candidamente.

"Io non mi sarei mai permessa di fare questo a casa tua".

"Neanch'io nella tua, ma qui siamo in una situazione un po' diversa".

"E non posso attaccare ciò che voglio dalla mia parte?"

"Come no, dalla tua parte senz'altro, ma quale intendi sia la tua?" e lei alzando il braccio ed indicando la parete alla sua destra ha effettuato una piroetta su se stessa ricomprendendo praticamente tutta la stanza tranne i cinquanta centimetri occupati dalla mia sedia.

Ho sorriso ironica. Adesso si era incazzata davvero.

"Ma ragiona, se è come dici tu, quale sarebbe la mia parete?" tento ancora io, denunciando tutta la mia difficoltà di comprendonio.

"Sono stufa a dover essere sempre io a ragionare in questa Azienda", intanto si è infilata i rotoli di poster sotto il braccio ed ha arraffato la pila di foto "quindi adesso tutte le pareti sono tue" e passandomi davanti a passo di carica soffia sulla candela-zanzare, tanto per chiarire che oltre il lato estetico dovrò fare a meno anche del suo contributo utilitaristico, da adesso in poi!

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 16:18 | Permalink | commenti (8)
categoria:la mia sanità

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