THE DAY AFTER
Ahhhhhh! (sospiro di sollievo e soddisfazione insieme).
E' andata. Ieri ho presentato il mio romanzo nella mia città e la risposta dei miei concittadini è stata entusiasmante.
Avevo prenotato la Sala Consiliare del Palazzo Ducale: circa 40 posti a sedere e capienza per altrettante persone in piedi.
L'appuntamento era per le 17,30. Alle 17,10 mi chiamano le amiche: "Arrivi? Qui c'è già gente!"
"Bastard inside!" penso, begli scherzi del cavolo, uno già è teso di suo figuriamoci se deve sopportare pure gli sfottò altrui!
Arriviamo al Palazzo Ducale che si trova su nella parte vecchia della città. E' maestoso, splendido nella sua illuminazione giallognola. C'è un certo assembramento innanzi il portone principale.
"Pà, che cavolo ci fa qui 'sta gente?" azzardo.
"Sono qui per te, amore mio", tanto perché mi vuole bene e farebbe di tutto per stemperare la mia tensione.
Cazzo, cazzo, cazzo! Ma che so' venuti veramente per il libro?
Entriamo nella Sala Consiliare, dopo vari saluti ed abbracci alle persone incontrate all'esterno. Ore 17,20: la Sala è gremita.
Arriva il Sindaco, il padrone di casa. Gli dico: "Qui non ci stiamo!"
La soluzione è il grande Salone di rappresentanza (quello delle mega feste del Duca) al piano di sopra.
Gemo. E' talmente grande che 100 persone ci si perdono dentro, sembra il deserto dei tartari, ma non ho alternative, non posso far stare tutte quelle persone come sardine nella loro latta.
"Scusate, non credevo di avere tanti amici che mi vogliono così bene, passiamo al Salone superiore, dove c'è posto a sedere per tutti".
Sorrisi. Già si immaginavano una lenta tortura con poco respiro e diverse pestate di piedi.
Saliamo, la gente prende posto, prende posto e prende posto... ma quanti cacchio sono? Mi sembra di ricordare che le poltroncine siano 180, in un attimo sono tutte occupate.
GULP! Inizio ad avere difficoltà a deglutire.
La fila non si interrompe, iniziano a stiparsi in piedi in fondo alla sala.
Vedo visi amichevoli, visi curiosi, sorrisi raggianti di solidarietà, musi lunghi di delusione per quello che sembra già delinearsi come un successo. Qualcuno si è sciroppato diversi chilometri per condividere questo momento con me. Strizzo gli occhi, sono commossa.
Iniziamo. Il Sindaco parte in tromba. Credevo facesse solo il saluto di benvenuto, invece mi dice che vuole parlare del libro, se non mi dispiace.
Cavolo, ci mancherebbe, anche se non immaginavo che lo recitasse quasi a memoria svelando ogni singolo episodio. Penso: "Mo' si ferma, non dirà pure... eccolo là".
Ma è inarrestabile, un fiume in piena, mi vuole dimostrare che il libro l'ha letto veramente e tutto sommato lo apprezzo, perché lo fa in maniera del tutto genuina, anche se toglie ai più il gusto della lettura (meno male che il grosso del numero dei libri è stato venduto all'entrata..ho temuto che ci chiedessero i soldi indietro).
Poi è la volta del relatore; è un appassionato delle nostre tradizioni ed un fine conoscitore della nostra storia. Fa il suo lavoro: inquadra la vicenda nel contesto storico ed accenna alle descrizioni che più gli sono piaciute. Piccolo rimprovero al Sindaco: "Ha detto troppo".
Lui accusa il colpo e tace.
E' la volta mia di dire qualcosa. Il cuore batte ad un ritmo che sospetto non umano, ma vado avanti, faccio qualche ringraziamento, dico qualche mia impressione e spiego delle sensazioni che ho provato.
Mi pento, dopo aver salutato, di non aver dato il "la" per un dibattito, scorgo alcuni che avrebbero avuto piacere di intervenire, ma è troppo tardi, sarà per una prossima vita.
Apoteosi di applauso e fila interminabile per dedica con autografo.
Penso, sono ancora alla notte precedente e me lo sto sognando "A Mò, te piacerebbe, eh?"... oppure sto vivendo nel mondo reale?
I miei figli percorrono la navata centrale con due mazzi di fiori.
Mio marito ha la gioia negli occhi.
I miei genitori in prima fila sono commossi.
Le mie amiche si aggirano soddisfatte come delle chiocce.
OK. E' davvero la mia vita, sta davvero succedendo a me.
Signore ti ringrazio.