HELAS!
Capita, a volte, di poter parlare in termini positivi della sanità.
Abbiamo incontrato della “buona sanità” in termini tecnici, specifici.
Di fronte ad una malattia già rara di per sé come la vasculite, che attacca i vasi sanguigni, noi abbiamo incrociato sul nostro cammino la sua forma meno diffusa, la granulomatosi di Wegener, il cui obiettivo sono i vasi più piccoli, giù, giù fin dentro gli organi vitali.
Al nostro fianco un’equipe medica decisa, informata, efficiente. E’ stato necessario riunire diverse specializzazioni e diversi reparti per mettere a punto la cura più idonea, rincuorati da pareri di vari esperti anche presso strutture sanitarie più grandi, e ci siamo avviati su un cammino che ci ha illuso di poter uscire dal tunnel.
Un costante miglioramento ci ha condotti fino alla repentina inversione di tendenza dall’esito tragico, definitivo, inappellabile.
Ma è dell’”ottima sanità” in termini assoluti, umani, che vogliamo dare testimonianza.
Presso l’Ospedale di Sora ci siamo affidati al Primario del reparto di Medicina, dott. Zaccardelli, che ha avuto la costanza di confortarci sempre con estrema pazienza, dedicandoci tutto il tempo necessario a metabolizzare spiegazioni relative alla diagnosi ed alla cura intrapresa.
Si è resa, da subito, necessaria la dialisi perché i reni sono stati tra i primi organi a piegarsi sotto la virulenza degli attacchi. Ciò ci ha messi in relazione con il Day Hospital di Nefrologia, lì abbiamo incontrato l’umanità in camice bianco.
La dottoressa Cicciarelli si è prodigata per infondere tranquillità ed ottimismo, il dottor Turchetta – prima di andare a casa – aveva un appuntamento fisso: passare per una carezza, per un incoraggiamento.
Tra il personale infermieristico ed ausiliario, c’è chi svolge il proprio lavoro interpretandolo con la giusta accezione: ha davanti a sé una missione, e la porta quotidianamente avanti con caparbietà, convinzione ed efficienza, non dimenticando mai di avere di fronte delle persone in uno stato di estremo bisogno.
In un’epoca in cui i rapporti umani sono sempre più rarefatti e l’uomo è un’isola più che mai, anche se intrattiene rapidi contatti con il mondo, sentire pronunciare il nome proprio di una paziente con un sorriso, senza riferimenti al numero di letto o di reparto, può davvero far bene al cuore, in tutti i sensi.
Purtroppo usciamo da questa esperienza sconfitti, non ce l’abbiamo fatta, ma ciò nulla toglie al sentimento di immensa gratitudine che proviamo per chi ha combattuto al nostro fianco; a loro va il nostro pensiero di gratitudine e di affetto.
La famiglia di Maria Carmela Tullio.