venerdì, 15 maggio 2009

YABOOKS? IO SI...E TU?

Càpita, a volte, nella vita, di incappare in un'idea che solletichi subito la nostra immaginazione. Magari è la coincidenza di quell'armonia che si sprigiona tra le proposte nuove ed il nostro stato d'animo, forse ci troviamo in una fase creativa del nostro percorso, probabilmente siamo un po' amareggiati da un colpo d'occhio su un orizzonte troppo piatto. Le motivazioni possono essere molteplici ed anche del tutto irrazionali, ma quando incontri di questo genere accadono, l'adrenalina viene a solleticarci anche le papille gustative.

Io ho appena incontrato Yabooks... o meglio, ero già lì quando ha emesso i primi vagiti. Per un po' ci siamo guardati tutti con meraviglia, poi scetticismo, infine entusiasmo.

Ebbene, sull'ottimo aNobii si incontra tanta bella gente che ha un passaporto uniforme: la passione per la lettura.

Si fanno quattro chiacchiere, si scambiano opinioni sull'ultimo libro letto, si propongono interessanti scoperte editoriali.

Finché non si inizia a chiedersi: e se facessimo qualcosa di più che leggere ciò che altri han deciso di propinarci?

Cioè?

Beh, e se dicessimo anche noi la nostra opinione sugli scritti che ci è capitato di leggere e che abbiamo trovato molto buoni e che Mondadori non si sognerà mai di pubblicare?

Vuoi dire "proporre noi degli inediti"?  E a chi?

Ma a noi stessi, ovviamente!

??!!!

Potremmo valutare tutti insieme - o comunque in un congruo numero - un testo che ci sembra buono e se pensiamo tutti che abbia ottime chances di incontrare il favore del pubblico più ampio dei lettori, investirci su e pubblicarlo, magari mettendolo in vendita on line su un nostro distributore, o - ancora meglio - inserendolo pure su uno scaffale di una libreria tradizionale aperta in una grande città della quale siamo tutti proprietari.

Potremmo anche offrire qualche servizio in più...tipo: audiolibri gratuiti per i non vedenti! Oppure fornire traduzioni, cercare partner stranieri, concretizzare nuove forme di pubblicità e di penetrazione del mercato, mettere a punto una banca dati di recensioni che possa orientare le scelte del lettore senza essere influenzati da unilaterali ragioni commerciali...

Potremmo creare dei gruppi tra tutti gli affiliati aggregandoli per specifiche competenze professionali che siano al servizio dell'intera comunità per ottimizzarne gli sforzi e rincorrere i migliori risultati...

Potremmo partecipare agli eventi di settore per pubblicizzare il nostro progamma e cominciare a sentirci presenti e considerati in un campo che spesso si fa cartello verso chi vuole entrare...

Potremmo iniziare creando uno spazio nel quale buttare giù tutte queste idee e darci dentro!

Sì,  magari lo chiamiamo....yabooks!

Venite a spupazzarvelo anche voi!

http://yabooksbeta.ning.com/

 

Il nome l'abbiamo trovato, ma adesso ci servono i vestitini, la carrozzina, le copertine...e tanto, ma tanto, aiuto per quando inizierà a mettere i dentini!

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 23:20 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 27 novembre 2008

MA ALLORA CE NE SONO!

Ho appena conosciuto una ragazza. Ha 29 anni, il viso pulito, gli occhi grandi e verdi, è bella e simpatica.

Ha una maturità scientifica conquistata con un 60/60, una laurea con 110/110 cum laude, una borsa di studio per il dottorato di ricerca, una montagna di importanti pubblicazioni alle spalle, una struttura pubblica - nella quale è approdata per puro caso -appartenente a quelle piccole isole felici dove ancora si apprezza il merito, che si sta facendo in quattro per tenersela ben stretta.

Abbiamo fatto due chiacchiere perché a seguito di grossi problemi familiari sta pensando di abbandonare tutto per potersi riavvicinare a casa, alla famiglia.

Le ho consigliato di non decidere tutto adesso, in maniera irreversibile, ma di prendersi un po' di tempo che lei crede di non avere.

Scommettete che avrà immani difficoltà a trovare qualcosa?

E guardate che per mantenersi agli studi ha fatto la cameriera!

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 13:34 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 17 novembre 2008

ALLA MADRE DI MIO MARITO

Sì, lo so che si dice "suocera", ma questo è un termine che viene sempre pronunciato con accezione negativa e quindi non va bene per me, per quello che voglio dire.

Lunedì 10 novembre - una settimana fa - la mamma di mio marito è morta in un letto d'ospedale nel quale aveva combattuto invano, per circa 2 mesi, contro una malattia della quale non avevamo mai sentito parlare, prima.

Carmela ha incontrato sul suo cammino la forma più rara e sinistra di vasculite. E' una malattia che attacca i vasi sanguigni, quelli più piccoli che vanno ad irrorare gli organi e quindi è particolarmente subdola; non fai in tempo a difenderti su un fronte che l'altro comincia ad accusare danni. Invece la fortissima fibra di una donna che nella vita non si è risparmiata nessuna fatica, stava facendo la sua parte, donandole un po' di tregua per consentirle di tornare a casa. Si è trattato di un inganno, però, perché quando eravamo tutti convinti che presto avrebbe lasciato la struttura sanitaria, un'improvvisa crisi respiratoria non le ha più dato scampo.

Non posso e non voglio chiamarla suocera, perché ha fatto sempre tutto il contrario di ciò che comunemente si riconduce a questo termine. Era madre di un solo figlio maschio che il destino ha dato in dono a me e da quel momento mi ha eletto sua migliore alleata. Se io e mio marito avevamo visioni diverse su una questione, lei si schierava sempre dalla mia parte. Sospetto che a volte fosse a prescindere dal merito della questione. Quante nuore possono dire altrettanto? Ogni decisione importante che doveva essere presa in famiglia necessitava della mia opinione..."Sentiamo prima che ne dice Monica" ed era irremovibile su questo.

Mi ha amato come una figlia e non si risparmiava nel dirmelo, anche se le sue azioni hanno sempre testimoniato con fatti concludenti la genuinità del suo sentimento.

Grazie infinite per tutto ciò che mi hai insegnato, per l'amore senza "se" e "ma" che hai professato nei confronti di tutti noi.  Spero di riuscire ad essere all'altezza.

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 13:54 | Permalink | commenti (6)
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giovedì, 13 novembre 2008
HELAS!
Capita, a volte, di poter parlare in termini positivi della sanità.
Abbiamo incontrato della “buona sanità” in termini tecnici, specifici.
Di fronte ad una malattia già rara di per sé come la vasculite, che attacca i vasi sanguigni, noi abbiamo incrociato sul nostro cammino la sua forma meno diffusa, la granulomatosi di Wegener, il cui obiettivo sono i vasi più piccoli, giù, giù fin dentro gli organi vitali.
Al nostro fianco un’equipe medica decisa, informata, efficiente. E’ stato necessario riunire diverse specializzazioni e diversi reparti per mettere a punto la cura più idonea, rincuorati da pareri di vari esperti anche presso strutture sanitarie più grandi, e ci siamo avviati su un cammino che ci ha illuso di poter uscire dal tunnel.
Un costante miglioramento ci ha condotti fino alla repentina inversione di tendenza dall’esito tragico, definitivo, inappellabile.
Ma è dell’”ottima sanità” in termini assoluti, umani, che vogliamo dare testimonianza.
Presso l’Ospedale di Sora ci siamo affidati al Primario del reparto di Medicina, dott. Zaccardelli, che ha avuto la costanza di confortarci sempre con estrema pazienza, dedicandoci tutto il tempo necessario a metabolizzare spiegazioni relative alla diagnosi ed alla cura intrapresa.
Si è resa, da subito, necessaria la dialisi perché i reni sono stati tra i primi organi a piegarsi sotto la virulenza degli attacchi. Ciò ci ha messi in relazione con il Day Hospital di Nefrologia, lì abbiamo incontrato l’umanità in camice bianco.
La dottoressa Cicciarelli si è prodigata per infondere tranquillità ed ottimismo, il dottor Turchetta – prima di andare a casa – aveva un appuntamento fisso: passare per una carezza, per un incoraggiamento.
Tra il personale infermieristico ed ausiliario, c’è chi svolge il proprio lavoro interpretandolo con la giusta accezione: ha davanti a sé una missione, e la porta quotidianamente avanti con caparbietà, convinzione ed efficienza, non dimenticando mai di avere di fronte delle persone in uno stato di estremo bisogno.
In un’epoca in cui i rapporti umani sono sempre più rarefatti e l’uomo è un’isola più che mai, anche se intrattiene rapidi contatti con il mondo, sentire pronunciare il nome proprio di una paziente con un sorriso, senza riferimenti al numero di letto o di reparto, può davvero far bene al cuore, in tutti i sensi.
Purtroppo usciamo da questa esperienza sconfitti, non ce l’abbiamo fatta, ma ciò nulla toglie al sentimento di immensa gratitudine che proviamo per chi ha combattuto al nostro fianco; a loro va il nostro pensiero di gratitudine e di affetto.
La famiglia di Maria Carmela Tullio.
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martedì, 04 novembre 2008

ECCHECCACCHIO!

Sono andata - come faccio spesso - in una pizzeria non lontana dall'ufficio per placare la fame nella mezz'ora di pausa.

Ho chiesto di scaldarmi il pezzo prescelto, la tizia è andata nel retro e l'ha messo nel forno.

Non era completamente chiusa l'apertura che ci separava. Ho visto che quando ha ripreso il pezzo di pizza dal forno le è caduto per terra. Senza scomporsi l'ha raccolto, messo tra le pinze ed è uscita fuori per incartarmelo.

Ho detto che era caduto per terra. Lei mi ha guardato sorpresa: come diavolo ha fatto a saperlo? Ed ha iniziato a negare. Senza nemmeno arrossire per l'implicazione di ciò che aveva tentato di fare.

E' intervenuto il co-proprietario e come se nulla fosse mi ha cambiato il pezzo, l'ha incartato e messo in una bustina.

Ho pagato e sono uscita.

Per non buttare 0,50 centesimi si sono giocati una cliente quotidiana.

In ufficio mi sono sparata un pacchetto di pavesini per raddolcirmi, mentre immaginavo incursioni di igiene pubblica.

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 16:13 | Permalink | commenti (2)
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